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Introduzione storica

Ewald Kislinger, Università di Vienna (Austria)

Preludio: l´Antichità classica

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Il visitatore che entra nel Museo di San Marco d´Alunzio posa gli occhi innanzi tutto nella prima sala sulle testimonianze in pietra della fase greca e romana di questo insediamento che a quel tempo si chiamava   AΛONTION o Haluntium e batteva addirittura moneta notaGià

nell´ ottavo secolo a. C. erano sorte sulla costa orientale della Sicilia prospiciente la penisola greca le prime colonie elleniche: Naxos/Taormina, Siracusa, Lentini e Zancle (Messina).

Nel corso dell´ulteriore espansione verso occidente i colonizzatori incontrarono resistenza da parte dei Fenici di Cartagine. Iniziò così la lunga lotta per la supremazia nell´isola che vide trionfare ora l´una, ora l´altra parte. Il fortunato terzo fra i due litiganti fu in conclusione la repubblica romana.

Nel 241 a. C. i Cartaginesi furono costretti a cedere ai vincitori i loro possedimenti siciliani, nel 212 infine dopo un´accanita difesa perdette la sua indipendenza Siracusa, l´ultima polis ellenica nell´isola.

I nuovi signori (che mantennero ininterrottamente il dominio della Sicilia per circa 700 anni fino al 5. secolo d. C.) intervennero con grande discrezione nelle strutture economiche e sociali insulari preesistenti. La Sicilia divenne una regione agricola di scarso interesse politico nel mezzo del “mare nostrum”, in cui accanto al latino dell´amministrazione statale continuarono ad esistere parallelamente lingua e cultura greche. Le già citate iscrizioni conservate nel Museo riflettono con chiarezza tale situazione.

L´antica Haluntium notaa quell´epoca non era certamente una delle città principali dell´isola. I suoi templi – il più noto dei quali è quello detto “di Ercole”tempioercolep (trasformato in chiesa nel XVI/XVII secolo) – erano piccoli a paragone di quelli di Agrigento e Selinunte. Tuttavia i grandi serbatoi per derrate rinvenuti in diversi punti (ad esempio nella piazza antistante al Museo) testimoniano di una certa rilevanza dell´insediamento in quanto centro locale di una zona ricca dal punto di vista agricolo. È possibile forse mettere in rapporto tali serbatoifoto von il “vinum Haluntinun” che Plinio (Nat. Hist. XIV 80) ricorda come uno dei migliori vini dolci dell´isola.

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L´epoca di maggiore rilivo per la cittadina è collegata alla seconda grande fase della grecità insulare, quella medievale, durante la quale, all´inizio del XII secolo, essa divenne addirittura uno dei centri politici dello stato multiculturale normanno. Gli affreschi di puro stile bizantino che costituiscono la principale attrazione della sala centrale del Museo  – in cui essi mantengono la loro ubicazione originaria! – sono documento significativo di questa fase. Le riproduzioni fotografiche di altri monumenti di arte religiosa sia di San Marco stessa (Chiesa di tutti i Santi, Chiesa SS Annunziata in Campis, S. Salvatore fuori le mura, S. Salvatore chiesa parrocchiale) sia del territorio circostante (San Filippo di Fragalà, Santa Maria del Rogato) completano la documentazione del panorama artistico di questo periodo di splendore che programmaticamente ha fornito al “Museo della cultura e delle arti figurative bizantine e normanne” questo nome, definendone al contempo la specifica funzione culturale e scientifica.

L´epoca bizantina

inizia nel sesto secolo. Una serie di fattori – invasioni barbariche, conflitti sociali e resistenza del paganesimo contro l´inarrestabile trionfo del cristianesimo – avevano precedentemente indebolito l´impero romano. Il condottiero germanico Odoacre sigillò infine nel 476 la fine dell´impero romano d´occidente; dal 489 gli succedettero gli Ostrogoti sotto il comando di Teodorico, mentre nel Mediterraneo orientale continuava ad esistere l´impero romano con la sua nuova capitale, Costantinopoli/Bisanzio Dopo una fase iniziale di tolleranza i Goti finirono con lo spogliare di ogni potere tanto la classe delle famiglie abbienti, vale a dire l´aristocrazia senatoria, tanto la chiesa cattolica. Entrambe possedevano in Sicilia vaste proprietà fondiarie ed esercitavano di conseguenza grande influsso nella politica locale. Di fronte alla crescente esautorazione entrambe presero a rivolgere le loro sinmpatie verso la nuova Roma in Oriente.

Quanto fosse decisivo l´appoggio locale si manifestò chiaramente nel 535 d. C in occasione della prima azione militare in Sicilia ad opera dell´imperatore bizantino Giustiniano: le truppe bizantine, così lo storico Procopio, s´impadronirono dell´isola “oudeni pono” (senza alcuna fatica). Durante la guerra successiva per il dominio sull´Italia, durata quasi un ventennio, la Sicilia fu per i Bizantini una tappa sicura, una testa di ponte per la spedizione di rinforzi e approvvigionamenti all´armata, in definitiva vittoriosa, di Giustiniano.

Le campagne di questo imperatore contro i Vandali in Nordafrica, gli Ostrogoti e i Visigoti (questi ultimi in Spagna) miravano alla “renovatio imperii romani”.fotointroduzione05
L´ironia della storia ha voluto che questo progetto di rinnovamento di un impero per secoli di cultura e lingua latine ha fornito in Sicilia un impulso decisivo all´agonizzante grecità siceliota. Una generazione dopo la morte di Giutiniano la sua opera di conquista era andata in frantumi, ma proprio la Sicilia continuò a rimanere sotto il dominio bizantino divenendo così parte di uno stato in cui tornava a prevalere (e poi a regnare incontrastata) la lingua greca.

All´interno di questo impero il clima politico generale a partire dal tardo VI secolo favorì inoltre lo sviluppo dell´isola. Mentre i Lomgobardi avanzavano in Italia, gli Avari mettevano a ferro e fuoco i Balcani e i Persiani/Sassanidi prima e gli Arabi poi invadevano a continue riprese i territori orientali e sudorientali dell´impero, la Sicilia rimase al riparo di tali sconvolgimenti fino al VII secolo inoltrato. È comprensibile quindi che gruppi di profughi cercassero svariate volte di raggiungere queste pacifiche spiagge, benché le fonti storiche – per quest´epoca rare e infide – non forniscano che una documentazione sussultoria di tali movimenti migratorii.

 La “Cronaca di Monemvasia” (ed. Lemerle 1962; con traduzione italiana Dujčev. Palermo 1976), ad esempio, racconta come raids avari minacciassero la popolazione della Laconia nel Peloponneso sudorientale. Una parte degli abitanti abbandonò il paese natio e fondò la città di Monemvasia in una penisoletta inaccessibilefotointroduzione06
, un´altra s´imbarcò verso occidente, raggiunse la Sicilia e vi edificò l´insediamento di Demenna (denominazione che con tutta probabilità derive indirettamente da Lakedaimonia = Sparta): τότε δη και οι Λάκωνες το πατρώον έδαφος καταλιπόντες οι μεν εν τη νήσω Σικελία εξέπλευσαν, οι και έτι εισίν εν αυτή εν τόπω καλουμένω Δέμεννα … και την ιδίαν των Λακώνων διάλεκτον διασώζοντες (“A quel tempo abbandonarono il suolo natio anche i Laconi. Una parte di essi navigò verso l´isola di Sicilia e ancora oggi vi abita in un luogo chiamato Demenna … Essi hanno mantenuto l´idioma nativo dei Laconi”). Non è forse un caso che soltanto pochi decenni dopo questi avvenimenti le menzioni di Haluntium cessano del tutto. È possibile che l´antico toponimo fosse stato sostituito da uno nuovo?

Persino un imperatore sapeva apprezzare la pace siciliana. Il soggiorno nell´isola di Costante II  fotointroduzione07nel 663 fino alla sua morte violenta a Siracusa nel 668 è a volte considerato l´evento decisivo nel processo di rigrecizzazione della Sicilia. La presenza della corte imperiale, di alti funzionari e della cancelleria imperiale favorì certamente tale processo; esso però si svolse in realtà in un periodo di tempo molto più lungo, che si protrasse fino all´VIII secolo. Oltre al già citato flusso migratorio da altre zone dell´impero vanno ricordate come fattori essenziali anche la prassi dell´amministrazione statale – che adesso veniva effettuata in greco – e il riorientamento della chiesa locale, ora dipendente non da Roma ma da Costantinopoli.

fotointroduzione08fotointroduzione08aTestimonianze della cultura materiale del popolo minuto, ad esempio fibbie  e anelli , presentano evidenti affinità con analoghi esemplari rinvenuti in altre regioni bizantine, per esempio a Corinto o in Asia Minore. Intorno al 700 la Sicilia aveva aquisito la struttura di una regolare provincia tanto che fu possibile senza squilibri inserirla nell´ordinamento dei temi (unità territoriali fornite di contingenti militari propri, il cui governatore ricopriva al tempo stesso funzioni civili e militari) nota; il che avvenne un pó dopo il tema Hellas (comprendente le attuali Attica e Beozia), ma parecchio prima del Peloponneso, che raggiunse questo status soltanto dopo 783.

L´incremento del potenziale difensivo collegato ai fondi militari previsti da questo ordinamento era inoltre assolutamente necessaria per l´isola che dopo la perdita bizantina di Cartagine nel 697 era esposta alle aggressioni di un pericoloso vicino, il mondo arabo. Le zone costiere erano sempre più di frequente destabilizzate da scorrerie musulmane. Gli aggressori traevano vantaggio dal fatto che, a seguito del lungo periodo di relativa pace precedente, lontano dai focolai bellici fotointroduzione09e sotto la protezione della flotta bizantina, le fortificazioni difensive dell´isola erano in rovina o mancavano del tutto.

Una nuova fase di “kastroktisia” (incastellamento) richiedeva naturalmente mezzi economici notevoli. Nei primi decenni dell´VIII secolo, a quanto pare, essi non mancavano: fonti arabe intorno al 750 riferiscono che ogni insediamento, ogni luogo elevato in Sicilia era fortificato e che perciò non ci si poteva più aspettare da qui facile preda. Non è certo un caso che proprio in questo periodo lo stato bizantino sottrasse alla giurisdizione papale le province dell´Italia meridionale e dei Balcani. Quest´azione dell´imperatore bizantino non va vista soltanto come un provvedimento di politica ecclesiastica, il suo sfondo è senz´altro concretamente economico. Con la sovranità del patriarcato costantinopolitano (soprattutto in Sicilia) Bisanzio si assicurava al tempo stesso diritti sulle vaste proprietà fondiarie della chiesa romana (“patrimonia Petri”) – e su i loro proventi.

La riconversione della Sicilia, vale a dire il distacco dal suo contesto geografico naturale (Italia e Nordafrica) e il conseguente aggancio a Costantinopoli è compiuto verso la metà dell´VIII secolo. Dopo la caduta dell´esarcato di Ravenna in mano ai Longobardi nel 751 la Sicilia rimase l´unico territorio bizantino di una certa estensione nel Mediterraneo centrale: è da qui che, da ora in poi, l´impero bizantino cercherà di curare i propri interessi in quest´area.. La posizione centrale della Sicilia dal punto di vista geograficocontrasta con la sua perifericità nell´ambito dell´oikumene bizantina, in cui essa occupa l´estremo lembo occidentale.

Tale situazione è paragonabile a quella esistente all´epoca delle poleis greche antiche, con la differenza che adesso vi era un potere centrale assoluto, la città imperiale, Costantinopoli. È chiaro quindi che l´interesse delle fonti storiche si concentrasse su questo centro di potere, dove venivano prese tutte le decisioni riguardanti la vita dello stato. Gli avvenimenti quotidiani nelle province, al contrario, non venivano pressocché registrati, tanto meno, quanto più lontane erano le province medesime. Della Sicilia si parlava quindi soltanto quando si verificava qualche fatto straordinario che poteva avere implicazioni di carattere generale. Ad eccezione di invasioni nemiche ciò accadeva soprattutto nel caso di sommosse e ribellioni .nota

Quando gli Arabi nel 717 assediavano Costantinopoli e la caduta della città sembrava imminente, il governatore di Sicilia, Sergio, decise di andare per la propria strada e fece proclamare imperatore a Siracusa col nome di Tiberio un certo Basilio di Costantinopoli. Giunse peró dalla capitale la notizia che la città resisteva all´assedio con successo: la sommossa si placò immediatamente. Non soltanto ciò, anche la motivazione di Sergio, il quale voleva continuare a Siracusa l´impero che credeva perduto, rivelano il forte attaccamento della Sicilia all´idea imperiale. Sergio, sorprendentemente, rimase impunito, il che lascia supporre, credo, che avesse una solida copertura da parte della popolazione locale. Ad essa si appoggiò altresì l´usurpatore successivo. Nel 781 Elpidio era appena stato nominato per la seconda volta “statego” (comandente in capo) di Sicilia, quando fu accusato di complotto e alto tradimento. Elpidio allora passò all´attacco ribellandosi apertamente con l´appoggio dei siciliani e soltanto dopo aspre lotte fu costretto alla ritirata; egli allora si rifugiò dagli Arabi. Intravvediamo qui un mutamento nell´equilibrio delle forze politiche. Soltanto due generazioni prima Sergio aveva cercato l´appoggio dei Longobardi, adesso sono gli Arabi il cui aiuto viene richiesto dai ribelli contro il potere centrale bizantino. fotointroduzione10

Il potenziale militare che la sicilia bizantina poteva mettere insieme da sola non fu mai sufficiente a difendere l´isola durevolmente contro aggressioni dall´esterno. In periodo di crisi fu sempre necessario ricorrere ai rinforzi distaccati da altre province dell´impero. Se questi erano insufficienti, o addirittura venivano a mancare del tutto, la difesa efficiente dell´isola veniva a trovarsi in grave pericolo. La rivolta di Eufemio verso l´823/24 che scanò la reazione a catena che avrebbe consegnato la Sicilia ai musulmani ce ne dà una tragica conferma.

Dall´821 all´823 infuriò nel cuore dell´impero bizantino la guerra civile fra l´imperatore Michele II e il ribelle Tommaso lo Slavo. In lotta accanita l´uno contro l´altro i contendenti distrussero le reciproche flotte, il che indebolì notevolmente la forza d´urto dell´impero. Per potenziarla il governo introdusse nuove tasse, suscitando disordini nelle province. Il sollevamento di Eufemio, un ufficiale delle truppe tematiche di Sicilia, è da vedere su questo sfondo. Le fonti parlano di complicazioni erotiche che lo costrinsero a ribellarsi allo stratego dell´isola e, in conclusione, ad ucciderlo. È più plausibile tuttavia ipotizzare che un gruppo di “colonnelli”, membri (come già Sergio nel 717 ed Elpidio nel 781) dell´aristocrazia locale, abbiano tentato di sfruttare a vantaggio della propria carriera l´instabilità della situazione politica. Come che sia, nella cerchia, in un primo tempo vittoriosa, dei ribelli scoppiarono dissidii. Eufemio s´inbarcò alla volta del Nordafrica allo scopo di ottenere l´appoggio dei signori di Kairouan (Tunisia), mentre gli altri caporioni rientrarono nei ranghi riprendendo la linea fedele all´imperatore.

Costantinopoli però non poteva aiutarli molto contro l´esercito arabo che era sbarcato il 27 Giugno 827 a Mazara del Vallo (nella Sicilia occidentale). Un problema più immediato, cioè Creta che nell´824 era caduta in mano araba grazie a un colpo di mano occupava completamente l´esercito e la flotta, ancora indebolita, dell´impero. L´ampio e complesso sistema difensivo delle fortezze siciliane resistette, è vero, al primo assalto del nemico permettendo una temporanea difesa; per una controffensiva in grande stile sarebbero però stati necessari rinforzi da parte del centro dell´impero, i quali mancavano. Data la situazione fino all´840 andò perduta la parte occidentale dell´isola con Palermo ed entro l´860 la Sicilia centrale con Enna e Cefalù.

 Nei pressi di San Marco, che a quell´epoca non era ancora stata toccata dall´avanzata araba fu rinnovato e modificato un monumento esistente già da secoli. Si tratta del cosiddetto “Conventazzo” (piccolo monastero), situato nel territorio dell´attuale comune di Torrenova sull´antica strada che collegava la costa a San Marco. L´edificio, all´esterno di forma ottogonale, all´interno circolare, con otto nicchie è probabilmente di età tardo-antica. Esso serviva originariamente da monumento funerario o come parte di un impianto balneare e fu trasformato successivamente in cappella di un complesso monastico. Quando, all´inizio del 9 secolo vennero rinforzate le pareti esterne, scivolò nella muratura una moneta dell´imperatore bizantino Michele II (820-829). Essa testimonia l´utilizzazione a quel tempo dell´edificio notache sarebbe rimasto fino al XVI secolo un monastero greco-basiliano.fotointroduzione11

 Nell´878 gli Arabi conquistarono Siracusa. La perdita della città scosse profondamente Bisanzio che tentò per l´ultima volta  di mutare le sorti della guerra. Ad una vittoriosa battaglia navale nello stretto di Messina l´880 seguì un´avanzata a sud in direzione di Catania e a occidente verso Cefalùnota . Ma era ormai troppo tardi: soltanto nell´estremo lembo nordorientale della Sicilia il dominio bizantino nell´isola riuscì a mantenersi ancora per qualche decennio.

Demenna: bastione bizantino ed emporio arabo

Poco dopo l´inizio del X secolo Ibrahim, il principe arabo di Palermo, intraprese la conquista degli ultimi centri bizantini in Sicilia. I tre corpi delle sue forze armate hanno ciascuno per obiettivo una fortezza, Taormina sulla costa ionica, Rometta sullo stretto di Messina e Demenna. Quest´ultima è il luogo natio di San Luca che sfuggi al pericolo incombente rifuggiandosi in Calabria. Demenna doveva essere situata sulla costa tirrenica (e formava quindi insieme alle due altre fortezze un triangolo difensivo) poiché gli Arabi attaccarono il luogo, situato su un´altura ma non lontano dalla costa, durante la marcia da Palermo a Messina. Nel 901 l´assedio si concluse senza sortire i risultati sperati. L´anno successivo, quando Ibrahim ripetè l´offensiva, Taormina venne presa d´assalto e Rometta si arrese, gli aggressori Arabi trovarono invece Demennna abbandonata. Gli abitanti ritornarono però, poiché nel 911 la fortezza viene nuovamente assediata, ancora una volta invano.

Tuttavia Demenna deve essere stata espugnata in data imprecisata negli anni successivi e avrà cercato di venire a patti con gli Arabi che ormai controllavano tutta la Sicilia. Geografi arabi confermano che l´insediamento era ancora in esistenza. Esso è un centro importante per la produzione e il commercio della seta siciliana. Mercanti ebrei in viaggio dalla Spagna all´Egitto la visitano svariate volte nella prima metà del XI secolo, depositano a “Dmns” (questa la grafia araba, priva di vocali) ingenti somme di denaronota . Ma dove era situata esattamente questa Demenna che sembra cosí importante?

Le fonti permettono grosso modo di ricostruire una posizione elevata, non lontana dalla costa, un centro della coltivazione del gelso e della produzione di seta greggia, agevole da raggiungere per i mercanti in navigazione su rotte internazionali. Queste caratteristiche si addicono a diverse località dellla Sicilia nordorientale. Atti notarili in greco del XII secolo notamenzionano però Demenna come nome di territorio esclusivamente in combinazione con monasteri e insediamenti che sono tutti localizzabili nell´area compresa fra Caronia (ad est di essa) e Capo d´Orlando. In questa zona, il cuore del futuro Valdemone deve essere esitita Demenna come città fino all´XI secolo.Vi è soltanto una località che presenta tutti i requisiti compatibili con le indicazioni delle fonti, l´antica Haluntium (il cui nome scomparve in coincidenza e a causa dell´arrivo dei profughi di Laconia), l´odierna San Marco d´Alunziosanmarcoweb . La descrizione fattane da Idrisi nel XII secolo ne sottolinea il ruolo importante per la produzione della seta; fino alla loro espulsione nel 1492 il luogo contava una comunità giudaica.

Bisanzio non dimenticò mai la perduta Sicilia, al contrario il pensiero della riconquista le fu sempre presente. L´imperatore Niceforo II Foca riuscì, è vero, a strappare definitivamente Creta agli Arabi nel 961, ma subì una grave sconfitta in Sicilia nel 965: il nuovo parallelismo degli sviluppi in entrambe le isole documenta l´aspetto geopolitico. - Settant´anni dopo nel caso di Giorgio Maniace, l´ultimo condottiero bizantino in Sicilia (1038), i segni del mutamento sono già chiaramente visibili. Il dominio arabo è già vacillante, i successi bizantini sono però al tempo stesso dovuti alla collaborazione di contingenti mercenarii normanni che combattono a fianco di Maniace. Se l´impresa nel 1040/42 fallisce a causa di dissidi interni, la compatta efficienza e l´oculato equilibrio delle forze dei conquistatori normanni danno l´avvio dal 1061 ad uno dei periodi storici di maggior rilievo nella storia della Sicilia.

San Marco - la prima fondazione normanna in Sicilia
Intorno all´anno 1000 cavalieri normanni in pellegrinaggio in Terra Santa erano sbarcati nell´Italia meridionale. Essi si misero a servizio dei conti longobardi di Salerno come mercenari e combatterono poi in proprio, con grande successo. Sotto la guida di Roberto il Guiscardo e di suo fratello Ruggero la Puglia e la Calabria prima bizantine furono conquistate nel giro di pochi decenni. Nel 1061 Messina divenne la prima base normanna in Sicilia. Da lì i Normanni avanzarono su Rometta e proseguirono lungo la costa  settentrionale fino a Frazzanò, dove piegarono verso l´interno. Un assalto contro Enna fallì.

Sulla via della ritirita Ruggero edificò la prima roccaforte normanna nell´isola, il “castrum Sancti Marci” notasul punto più elevato della Demenna bizantino-araba.castello1 Non è certo un caso che a quel tempo con Rometta e Demenna ci si presentino nuovamente località che già nel X secolo avevano avuto grande importanza per il controllo dell´isola. I Normanni, così come avevano fatto i loro predecessori, utilizzarono semplicemente per i loro scopi le posizioni favorevoli.

In soli trent´anni i Normanni completarono la conquista della Sicilia. Palermo cadde già nel 1072, Noto, l´ultima città araba si arrese nel 1091. I nuovi signori del paese erano nell´isola una ristretta minoranza. Per imporsi contro la popolazione greca e araba essi dovevano da un lato disporre di una rigorosa organizzazione militare, dall´altro ottenere la cooperazione degli abitanti con una certa tolleranza. L´appoggio dato dai Normanni cattolici al cristianesimo ortodosso (più tardi detto “rito basiliano”) degli indigeni a livello local fu appunto uno dei provvedimenti volti a guadagnarne la fiducia. Nuove chiese e nuovi monasteri vennero edificati, quelli già esistenti ricevettero generoso aiuto.

San Marco e il suo territorio costituiscono in piccolo un esempio paradigmatico di questa evoluzione. Il castello normanno svettava sull´insediamento circostante, che presto assunse anch´essa la denominazione “San Marco”; il nome “Demenna” divenne da allora in poi genericamente il nome di un territorio. Oltre al centro politico e amministrativo, San Marco appunto (“kastron hagiou Markou”), si enuclea nel monastero di rito e lingua greca San Filippo di Fragalà fotointroduzione14a 6 km ad occidente dell´insediamento fra Frazzanò e Longi un centro spirituale e religioso. Il convento esisteva già in epoca araba, teorie prive di base scientifica di alcuni storici locali ne postulano erroneamente un´origine addirittura bizantina. L´età aurea del monastero iniziò sotto Ruggero I che dal 1090 gli concesse numerosi privilegi (svariati documenti ne sono ancora oggi conservati nell´archivio di stato di Palermo) e raggiunse l´apice durante la reggenza della vedova di Ruggero, Adelasia del Vasto (1101-1112) che tenne in mano le redini del potere durante la minore età dei figli Simone e Ruggero (II).

Adelasia, pur essendo donna, si trovò allora al vertice di uno stato feudale dominato da potenti baroni. Suo scopo era quello di salvaguardare i diritti dei figli fino a quando questi, divenuti maggiorenni, non avrebbero potuto turtelarli da soli. A tal fine era opportuno uno stile di governo prudente, che evitasse i conflitti e preferibile tenersi a distanza di sicurezza dai grossi centri, prendendo invece dimora in una località piccola e perciòfacilmente controllabile.

Grazie a queste considerazioni San Marco divenne una delle residenze preferite di Adelasia, in cui ella godeva fra l´altro anche l´appoggio della popolazione tramite Gregorio, abate del monastero di San Filippo, che ne era molto amato e stimato. Il futuro (dal 1131) re Ruggero soggiornò di frequente in questo ambiente che, con i monumenti creati più tardi durante il suo regno, ad esempio la Cappella Palatina o il Duomo di Cefalù con il loro stile misto romanico-bizantino e la loro decorazione d´impronta araba testimoniano di una simbiosi culturale vissuta dal sovrano in prima persona.

La consapevole ripresa di elementi iconografici bizantini – tipico è il fatto che Ruggero si fece raffigurare in occasione dell´incoronazione, con indosso l´ornato imperiale bizantino, mentre Cristo gli poneva in capo la corona fotointroduzione15non impedì al re normanno di perseguire una politica aggressivamente antibizantina. Mentre le truppe imperiali nel 1147 erano impegnate a controllare i movimenti delle armate della seconda crociata durante la loro marcia attraverso l´Asia Minore, la flotta di Ruggero attaccò, per così dire di sottovento, la Grecia meridionale. I tessitori di seta, fra cui molti giudei, che a Tebe (Beozia) confezionavano stoffe di lusso nelle fabbriche statali vennero presi prigionieri e deportati in Sicilia perché migliorassero con la loro abilità il livello della manifattura locale. È lecito ipotizzare che non soltanto Palermo, ma anche San Marco accolse in quella circostanza alcuni operai specializzati e che questa nuova “immigrazione” venne a rinvigorire il ceppo greco piantato in questa zona dai coloni laconi nel VI/VII secolo.nota

Lo stato normanno assalì una seconda volta Bisanzio, ma la il loro tentativo nel 1185 si concluse in una disfatta totale. Il territorio di Demenna, da quando i re normanni avevano posto la loro residenza a Palermo, era ormai ben lontano dalle decisioni storiche e dagli eventi che si svolgevano sulla scena della politica internazionale.

San Marco divenne sempre più una pacifica cittadina di provincia con un grande passato. Questo passato con la sua pregevole eredità monumentale noi oggi cerchiamo di apprezzare e custodire nel miglior modo possibile, anche tramite musei come questo.

Epilogo: il lento svanire della lingua greca

Nè gli Svevi nè le dinastie successive ebbero interesse ad appoggiare le etnie non latine di Sicilia; con la caduta dell´impero bizantino nel 1204 i Greci dell´Italia meridionale avevano perso inoltre il loro potenziale protettore naturale. La presenza, sempre più massiccia di nuovi coloni provenienti dall´Italia settentrionale (“Lombardi”), che furono sistematicamente trapiantati in Sicilia, fece ridurre progressivamente il peso demografico dell´elemento greco, anche nelle zone prima più fittamente abitate da greci nel nordest dell´isola. Il lento ma continuo declino della grecità può essere esemplarmente documentato sulla scorta di quattro manoscritti, tutti collegati con l´area demennitica.

Il codice Haluntinus graecus 1 contiene brani di Vangeli destinati alla lettura in chiesa nel corso dell´anno liturgico. Il confronto stilistico della scrittura con quella di altri codici, nonché l´accurata ed elegante decorazione del volume fotointroduzione16sono elementi decisivi per una sua origine costantinopolitana verso la fine dell´XI secolo. Il manoscritto fu quindi acquistato nella capitale per essere utilizzato a San Marco, o nel monastero San Filippo di Fragalà o in un altro convento della zona, molto probabilmente all´epoca del loro splendore, agli inizi del XII secolo.nota

L´attuale codice Z a VII della badia di Grottaferrata fu in parte vergato nel 1380 dal chierico Filippo; anch´esso era destinato all´uso liturgico, questa volta a Caprileone, una località pochi chilometri ad ovest di San Marco. Mentre le espressioni rituali e formulari sono scritte in greco perfettamente corretto, il grosso della lingua formicola di parole latine e italiane, anch´esse però trascritte nell´alfabeto greco. nota

All´inizio del XVI secolo vennero rinvenute nel monastero di San Filippo di Fragalà ossa umane insieme ad un manoscritto. Nessuno nel convento, che era stato anticamente un centro di cultura greca, era ormai in grado di decifrare la lingua greca in cui era scritto! Fu soltanto un monaco proveniente da fuori riuscì ad identificare la Vita – oggi conservata nella chiesa cattedrale di Lentini (Codex Leontinus Eccl. Matris S. Alphii 1) – dei tre Santi fratelli Alfio, Filadelfio e Cirino, che in tempi antichi era stata depositata nel cofanetto contenente le loro spoglie mortali.nota

Alcuni decenni dopo questi avvenimenti esistevano ancora, malgrado tutto, alcune località sparse in cui il greco veniva adoperato. Una nota nel foglio 200v fotointroduzione17del codice Vaticanus graecus 2032, ad esempio, ci informa che lo scriba Teofilatto Contostablina di Rodi completò la trascrizione di questo manoscritto – un messale – nel monastero di “San Pietro e Paolo di Deca” (che già ben conosciamo sotto il nome di “Conventazzo” a Torrenova) su incarico dell´abate il 22 Febbraio 1549. nota

Il “Museo della cultura e delle arti figurative bizantine e normanne” ospita infine un libro a stampa del 1681, ancora una volta un messale in greco, in uso presso la Confraternita di San Basilio. fotointroduzione18È questo uno degli ultimi documenti della grecità siciliana che aveva preso l´avvio pressocché duemila e cinquecento anni fa con le prime colonie greche sulla costa orientale dell´isola.

 

 


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