Affresco della "Dormizione della Santissima Madre di Dio" (Koimesis) - Chiesa di S. Maria del Rogato in Alcara Li Fusi

Nuccio Lo Castro, S. Agata Militello

affreschialcara2L’affresco eseguito con tempere sull’intonaco steso sul muro meridionale della solitaria chiesetta, annessa ad un antico cenobio basiliano, è l’unico reperto pittorico di un edificio antico ma fatto oggetto di numerosi interventi di ricostruzione. Sorta intorno alla fine dell’XI secolo, così come affermano accreditati studiosi, è forse una delle chiese riedificate dall’egumeno Gregorio di Fragalà grazie all’aiuto del granconte Ruggero, e citata nel suo testamento spirituale (1116). Fiorente fino al 1490, fu progressivamente abbandonata dai monaci, passando dopo il 1860 in mano di privati. L’edificio presenta oggi una piccola aula con unico altare di fondo, a cui si affiancano lateralmente un portico ad arcate per il riparo dei pellegrini (secc. XV-XVI) ed alcuni corpi ricostruiti sopra gli ambienti conventuali.

E’ visitato particolarmente il 15 agosto, giorno in cui si ricorda l’ultima messa e comunione di San Nicolò Politi (1167), ma la tradizione è da mettere meglio in relazione alla festività del Transito della Vergine, il cui motivo ricorre nell’affresco di cui si tratta, e celebrata nella medesima data.

affreschialcara3La superficie pittorica interessata misura circa m. 1,68 x 2,10, incorniciata da una fascia d’intonaco, ma il distacco di alcuni frammenti di questa ne attesterebbe una maggiore estensione al di sotto dello strato posticcio, ipotesi da verificare attraverso altri saggi che potrebbero rivelare un più vasto ciclo decorativo.

Malgrado il non buono stato di conservazione, l’opera si mostra tuttavia ben leggibile. Il soggetto presenta due registri, quello inferiore costituito dall’ingombrante letto funebre di Maria, attorniato dagli Apostoli dolenti, e quello superiore con l’apparizione del Cristo al centro di un tipico scorcio urbano. L’iconografia è del tipo consueto, anche se il particolare formato impaginativo è quello del rettangolo verticale, che ha reso necessario un orientamento compositivo diverso da analoghi soggetti in cui è di solito prevalente la dimensione orizzontale. Una zona inferiore mostra l’alto fianco del catafalco, in cui è possibile osservare una tripartizione con al centro una figura aureolata di Santo vestito con abiti liturgici, assai minuta e perfettamente inserita nel quadrato centrale in cui appare. affreschialcara4Al di sopra, allungata e quasi assolutamente in posizione orizzontale, poggiata su una stoffa purpurea decorata con motivi continui di girali fitomorfi, giace la figura della Vergine, strettamente ammantata con maphorion bruno-rossastro che ordina le sue pieghe in perfetta rispondenza con quelle appartenenti alla veste rossa coprente la parte inferiore del corpo. Le mani sono incrociate sul petto, il viso, raffigurato a tre quarti, è un perfetto ovale, contenuto dentro la parte del mantello che copre il capo quasi come una cuffia, ben risaltato dal fondo chiaro del nimbo. Sulla destra figurano alcuni Apostoli; il più prossimo è forse Pietro, con espressione mesta, barba e capelli grigi. A sinistra compare un gruppo di personaggi in cui è da riconoscere Paolo, chinato sul letto di morte, con una mano poggiata ed una sollevata come a suggerire l’atto di rivolgere parole o preghiera. affreschialcara5Dietro, in abito rosso con una lunga estremità pieghettata del mantello che cade dalla spalla, è un giovane apostolo (Giovanni?) seguito da un più anziano dalla lunga barba bianca e intensissimo sguardo, di cui si vede il solo busto. L’incompleta presenza dei Dodici dovrebbe essere imputata al restringimento della cornice di intonaco, che ha forse voluto eliminare parti più degradate, o -meno verosimilmente- alla volontà di ottenere una rappresentazione più "sintetica".

Poco al di sopra della Madonna sono presenti simmetricamente due Santi Dottori, che indossano il pallium decorato con grandi croci, recanti un libro e benedicenti. Ancora oltre, due Angeli dallo sguardo severo e solenne, con grandi ali e vesti panneggiate, reggono una "mandorla" di luce (più simile ad una legnosa cornice ovale) dentro cui campeggia la figura del Salvatore che tiene fra le braccia l’Anima bambina della madre. La veste dalle larghe pieghe è rossa, il mantello, di color blu-verdastro, si articola in complicati panneggi sulla piega del braccio destro. Il volto presenta uno sguardo perso in lontananza ed un carattere di austera bellezza. In alto, sul cielo scuro, è perfettamente leggibile la scritta:

H KOIMHCIC / THC YPERAGIAC ΘKO (e, ai lati del Cristo) IC / XC

Nelle zone superiori, a destra e a sinistra della teofania, sono palazzi di complessa architettura, a più piani, con cornici modanate e finestre, sormontati da alti torricini cuspidati oltre i terrazzi (probabile resa "prospettica" di più lontani edifici); di vivace effetto la bifora del palazzo a sinistra, dalla quale si affaccia una coppia di sposi abbracciati che indica con una mano la scena dell’evento. Conclude il "quadro", in alto, una fascia di delimitazione di color rosso.

affreschialcara6Per le diverse opinioni di studiosi, la datazione del dipinto è controversa. Tuttavia è possibile ritenere l’esecuzione degli anni successivi la costruzione della chiesa in età normanna (decenni a cavallo fra i secc. XI e XII). Da una lettura attenta non si evincono successive stesure, completamenti o ridipinture; d’altro canto si tratta dell’unico soggetto figurativo che si colleghi all’intitolazione del luogo sacro. A nostro avviso anche la particolare ed essenziale composizione, rigidamente impaginata ed infittita di figure ricoprenti ogni spazio, la convenzionalità e reiterata espressività, la tecnica di stesura cromatica e taluni aspetti di arcaismo, non si ascriverebbero ad una modesta esecuzione e cultura artistica del frescante, quanto alla "novità" dei modelli cui dovevano riferirsi gli esecutori. Questo soggetto, infatti, in ogni parte del mondo bizantino trova nel secolo decimoprimo i primi tentativi di definizione, avendo poi notevole fortuna nei successivi. Raffronti possono essere fatti al riguardo con numerose opere analoghe diffuse in area balcanica ed egea (Asinou, Koutsovendi, Kurbinovo, Salonicco, Dafni, Mistras, Gracanica...). In Sicilia il soggetto costituisce un unicum, considerato in relazione al tipo di tecnica pittorica. In opera musiva, la "Dormizione" è presente nelle decorazioni di celebri chiese d’età normanna a Palermo (Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio). affreschialcara7Il tema, ricavato dal racconto degli scritti apocrifi, fu "perfezionato" dalla tradizione omiletica ed in particolare dal pensiero di San Giovanni Damasceno; nell’iconografia esso si precisò solamente a partire dal X secolo per l’Oriente Cristiano e nell’XI per le zone di influenza bizantina in occidente. Non se ne può accertare l’accoglienza in Sicilia principalmente per il fatto di non essersi conservate e tramandate altre opere simili. Il tipo non sembra peraltro aver avuto diffusione nei secoli successivi, certamente per il collasso della tradizione figurativa bizantina, per l’impoverimento (o la scomparsa) dei cenobi di cultura greca fin dal XIV-XV secolo e l’orientamento del gusto artistico verso modelli legati alla tradizione catalana e provenzale.

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