Quattro Dottori

N. Lo Castro, S. Agata Militello

qdottori1I dipinti murali oggi esistenti in situ, appartengono ad una chiesa scoperta sotto uno strato di macerie nel 1953 dal Ryolo. L’edificio, subito battezzato come “chiesa de Quattro Santi Dottori” per il significativo soggetto presente in una delle absidi, fu fatto oggetto di rilievi e studi avrebbero fatto ipotizzare un’esistenza prenormanna ed una collocazione ad incastro nelle rocce quale chiesa semirupestre. A protezione delle pareti frescate si eresse al tempo un muro di protezione rimosso dopo i recenti restauri alle strutture che inglobano l’opera.

Gli affreschi presenti nell’absidiola centrale e, meglio, in quella destra (pròtesis), risultano di notevole interesse per la conoscenza della cultura figurativa bizantina in età normanna, dovendosi datare al XII secolo.

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Ss. Basilio e Giacomo

N. Lo Castro, S. Agata Militello

basgia1Proviene dall’edificio annesso alla chiesa dedicata al compatrono della cittadina, San Basilio Magno, che lavori di restauro hanno permesso di identificare quale struttura di una chiesa preesistente all’attuale, poi trasformata e destinata a sacrestia e canonica. Già nel 1955 un saggio aveva rilevato in una nicchia tompagnata e ulteriormente tagliata da un solaio, tracce dell’affresco che in anni recenti è stato staccato e restaurato.

E’ costituito da due notevoli frammenti che lasciano ben individuare una coppia di Santi su uno sfondo riccamente decorato. In quello più alto sono visibili volti e spalle dei due personaggi; in quello inferiore figurano rispettivamente il lungo paludamento e la tunica, che scendono fino ai piedi. La raffigurazione è inserita sul fondo di una nicchia rettangolare con il lato superiore arcuato e nel cui intradosso sono frammenti di una decorazione a motivi vegetali che appare di altra epoca (XVI – XVII secolo).

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Ascensione

N. Lo Castro, S. Agata Militello

ascensione1L’affresco proviene dalla chiesetta normanna del SS. Salvatore annessa al monastero benedettino femminile che si vuole fondato dalla regina Margherita di Navarra, consorte di Guglielmo I. L’edificio venne trasformato dopo la costruzione dell’attigua grande chiesa settecentesca, è diviso in vari ambienti e livelli funzionali all’accresciuto edificio che comunque iniziò a decadere e ridursi a pochi ruderi fin dal tempo della soppressione degli Ordini religiosi. Le strutture lascerebbero supporre la diversa datazione di alcune parti, ed è probabile che l’abside maggiore potesse appartenere ad una chiesa preesistente.

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Natività

N. Lo Castro, S. Agata Militello

nativitàProviene dalla piccola chiesa posta verso Nord poco fuori l’abitato, originariamente costituita da un’aula absidata che fu ridotta per mezzo della realizzazione di un muro di fondo con una più grande abside capace di contenere la statua marmorea della titolare, acquisita tra il secolo XV e il XVI.

Insieme ad alcuni altri frammenti residui di quella che dovette essere un ciclo decorativo che interessava tutta la superficie interna, era presente presso l’angolo a sinistra dell’ingresso (controfacciata, muro meridionale). Il recentissimo restauro (2001) ha permesso una più agevole lettura del soggetto che - per quanto lacunoso e ridotto - è certamente un eloquente frammento di “Natività”. La stessa collocazione sarebbe pertanto non solo ragionevole ma potrebbe indicare uno sviluppo in successione del racconto dell’Incarnazione del Cristo, di cui la scena dell’Annunciazione occupava la parete di fondo dell’aula, con le figure dell’Angelo e della Vergine poste ai lati del catino, convenientemente stando all’intitolazione dell’edificio sacro.

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Deesis

N. Lo Castro, S. Agata Militello

deesis1Proveniente dalla piccola chiesa dedicata a Tutti i Santi, nel quartiere della Badia Nica, l’affresco è scampato insieme a parte dell’edificio, ad un intervento di demolizione, scongiurato da A. Pettignano, già scopritore delle deboli tracce che emergevano dallo strato di intonaco e calce sovrapposto in epoca imprecisata.

Lo stesso era realizzato nel catino della piccola abside posta in fondo all’aula rettangolare; nello spessore murario di fianco a questa, erano ricavate due piccole nicchie, secondo una tipologia chiesastica non molto diffusa ma individuata in alcuni edifici coevi, (XII-XIII secolo). Per l’assenza di altri indizi si può pensare che la decorazione pittorica potesse interessare un tempo la sola superficie absidale. La parte staccata e restaurata è rappresentata da ampi frammenti dell’affresco presenti nel catino, e l’insieme appare pertanto lacunoso per le gravi lesioni prodottosi col tempo sulla volta e per il distacco di intonaco, soprattutto al centro della composizione e verso gli estremi (spigoli di arcata). Tuttavia, ad opera di delicati lavori di restauro, è possibile individuare e leggere il tema iconografico della “Deesis”.

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Brano di affresco dalla parrocchiale chiesa del SS. Salvatore

N. Lo Castro, S. Agata Militello

SSsalvatore1L’affresco, staccato e restaurato, proviene dalla chiesa del SS. Salvatore (intra moenia), in San Marco d’Alunzio, nella quale figurava come unico residuo pittorico murale sul fronte del pilastro destro di accesso al presbiterio; lo stesso edificio, risalente all’XI/XII secolo, come testimoniano le antiche colonne in calcare conchiglifero dai singolari e vigorosi capitelli in pietra marmorea locale, recentemente riscoperti, aveva in origine struttura trinavata e probabilmente triabsidata.

In seguito (XVII-XVIII secolo) la stessa fu ingrandita, con l’aggiunta di un presbiterio e di due cappelle laterali rialzate, mentre i fusti di colonne vennero ricoperti e trasformati in pilastri di classiche linee e si reinnalzò il prospetto anteriore. L’affresco, ricoperto all’epoca da un grosso strato di intonaco, doveva già risultare parzialmente degradato nella parte superiore, e sacrificato per creare una superficie più idonea per l’aderenza del nuovo rivestimento.

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