Ascensione

N. Lo Castro, S. Agata Militello

ascensione1L’affresco proviene dalla chiesetta normanna del SS. Salvatore annessa al monastero benedettino femminile che si vuole fondato dalla regina Margherita di Navarra, consorte di Guglielmo I. L’edificio venne trasformato dopo la costruzione dell’attigua grande chiesa settecentesca, è diviso in vari ambienti e livelli funzionali all’accresciuto edificio che comunque iniziò a decadere e ridursi a pochi ruderi fin dal tempo della soppressione degli Ordini religiosi. Le strutture lascerebbero supporre la diversa datazione di alcune parti, ed è probabile che l’abside maggiore potesse appartenere ad una chiesa preesistente.

ascensione1p1L’affresco absidale, alquanto ridotto nelle pur ampie e leggibili superfici residue, venne ricoperto da intonaci forse nel 1713, quando gli venne addossata una rampa di scale per l’accesso al piano superiore allora ricavato ammezzando la chiesa. Un disegno di F. Valenti ne riproduce la situazione al suo tempo, quando per la caduta dello strato giustapposto, si mostrava nuovamente l’antica superficie dipinta. L’opera venne staccata, collocata su supporto mobile e restaurata dalla Sovrintendenza alle Gallerie e alle Opere d’Arte della Sicilia, quindi lungamente esposta a Palermo presso palazzo Abatellis e restituita alla fine degli anni ‘70 a S. Marco.

ascensione1p2Il ciclo pittorico riproduceva il tema dell’Ascensione col Cristo benedicente in una mandorla sollevata da angeli (nel catino) e la teoria di Santi in atteggiamento contemplativo ( nella curva dell’abside, ovvero quello della “Parusia”, l’apparizione del Giudice supremo alla fine dei tempi. I due registri sono separati da un rifascio, posto all’inizio della struttura voltata, costituito da un motivo in bianco e nero ad imitazione di una tarsia marmorea geometrica, compresa fra due bande rosse. Nel registro inferiore, un tempo interrotto dalla monofora aperta al centro dell’abside, rimangono, a sinistra, un ampio brano dove si può contare ascensione1p3la presenza di cinque Santi, stagliati su un fondo scuro. Le tre figure al centro risultano quasi complete e leggibili; più a destra un personaggio, che sembra reggere un cartiglio (o un nastro svolazzante), si volge verso una figura scomparsa interamente ma da supporre importante nel contesto narrativo perché risaltata da un fondo dorato collocato in corrispondenza del capo. Più distaccato, verso la parte destra, un frammento solidale con il più conservato rifascio decorativo lascia intravedere i lembi superiori di alcune aureole di personaggi posti simmetricamente a quelli prima descritti.ascensione1p4 Tutte le figure hanno tuniche su cui ricade un mantello panneggiato (attraverso la stesura di sottili strisce di vario colore, più scure) con le affusolate mani che indicano in alto o da intendersi in atteggiamento orante. I volti sono visti a tre quarti e rivolti verso il centro, ad eccezione di una delle figure che si volta indietro quasi a conversare con il personaggio che segue. ascensione1p5La campitura sommaria all’interno delle linee di contorno si spiega con il degrado e la perdita delle stesure successive destinate a definire meglio i dettagli, e che secondo la tecnica pittorica utilizzata avevano un carattere prevalentemente disegnativo.

ascensione1p6Il superiore catino presenta due grandi frammenti pittorici ancora conservati, capaci di offrire sicuri elementi per l’identificazione del tema e di riflessione per apprezzarne sviluppo e competenze realizzative. Facilmente si può seguire l’andamento del rifascio bruno della mandorla, entro cui si possono osservare parti della figura del Cristo, assiso e benedicente alla maniera bizantina. Egli veste una tunica blu (di cui si osserva il bordo giallo della manica) ascensione1p7e un ampio mantello rosso. Ai lati coppie di angeli simmetricamente disposte, dagli abiti verdi e rossi variamente panneggiati con effetti di chiaroscuro, hanno lunghe ali rese in maniera efficacemente graficistica da lunghe e sfumate pennellate. Questa parte si distingue per qualità dal più essenziale impianto compositivo del rifascio inferiore: malgrado alcuni aspetti di elementarietà è evidente una maggiore accuratezza esecutiva, soprattutto nella ricerca di apprezzabili effetti di panneggio. L’esecuzione può essere riferita ai decenni successivi l’edificazione (XIII secolo); ascensione1p8l’impianto iconografico si collega a quello assai diffuso nell’area occidentale di tradizione bizantina e ripreso largamente dalla pittura romanica fino al tardo medioevo, il cui riscontro più prossimo si ha nell’analogo soggetto presente nell’affresco absidale nella chiesa di Fragalà. nota

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