Deesis

N. Lo Castro, S. Agata Militello

deesis1Proveniente dalla piccola chiesa dedicata a Tutti i Santi, nel quartiere della Badia Nica, l’affresco è scampato insieme a parte dell’edificio, ad un intervento di demolizione, scongiurato da A. Pettignano, già scopritore delle deboli tracce che emergevano dallo strato di intonaco e calce sovrapposto in epoca imprecisata.

Lo stesso era realizzato nel catino della piccola abside posta in fondo all’aula rettangolare; nello spessore murario di fianco a questa, erano ricavate due piccole nicchie, secondo una tipologia chiesastica non molto diffusa ma individuata in alcuni edifici coevi, (XII-XIII secolo). Per l’assenza di altri indizi si può pensare che la decorazione pittorica potesse interessare un tempo la sola superficie absidale. La parte staccata e restaurata è rappresentata da ampi frammenti dell’affresco presenti nel catino, e l’insieme appare pertanto lacunoso per le gravi lesioni prodottosi col tempo sulla volta e per il distacco di intonaco, soprattutto al centro della composizione e verso gli estremi (spigoli di arcata). Tuttavia, ad opera di delicati lavori di restauro, è possibile individuare e leggere il tema iconografico della “Deesis”.

Nella stretta fascia inferiore (di colore rosso bruno) si legge al centro una porzione di scritta in lingua e caratteri greci, in bianco (…iereos..).

deesis2Un più alto rifascio è al disopra, di color ocra intenso variamente decaduto per quanto concerne la vivacità di tinte; in ultimo si stende un fondo uniforme di colore blu intenso. La figura centrale del Cristo è benedicente alla maniera bizantina, ed è certamente assiso , anche se non si legge la presenza di un trono o di un globo, presentando le ginocchia leggermente divaricate e di scorcio. I piedi (di color giallo con bordo in rosso) poggiano su un rombo bianco. In alto è visibile oltre al braccio destro, piegato verso il petto e benedicente, una parte del collo. La veste si presenta di un colore rosso bruno con grossi margini scuri, in parte coperta da un mantello bruno che mostra tipiche e fitte striature; una piega di panneggio regolare scende oltre il lembo inferiore della veste terminando con una punta.

Delle figure laterali, poste assai distanti da quella di centro e viste un tempo dunque in modo assai scorciato, si individuano:

- a sinistra, una sola ed affusolata mano di Orante, appartenuta certamente alla Madre di Dio;

- a destra, parte del braccio destro (con manica) e della mano di San Giovanni; al disopra di una zona che si presenta molto abrasa, è una porzione dell’aureola.

deesis3Fra le figure in basso, la monotona campitura di giallo è interrotta dalla presenza di due stilizzati elementi vegetali, ciascuno con tre steli e carnosi fiori terminali, uno ritto e due simmetricamente ricadenti ai lati.

E’ possibile datare l’esecuzione agli inizi del XIII; l’opera ci restituisce un soggetto che risulta unico in Sicilia, anche se alcuni altri esempi sono rintracciabili nelle regioni dell’Italia meridionale (S. Michele a Monticchio, S. Zaccaria a Caulonia, S. Michele a Marsico Nuovo), databili tutti fra l’XI e il XIII secolo. nota

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