Quattro Dottori

N. Lo Castro, S. Agata Militello

qdottori1I dipinti murali oggi esistenti in situ, appartengono ad una chiesa scoperta sotto uno strato di macerie nel 1953 dal Ryolo. L’edificio, subito battezzato come “chiesa de Quattro Santi Dottori” per il significativo soggetto presente in una delle absidi, fu fatto oggetto di rilievi e studi avrebbero fatto ipotizzare un’esistenza prenormanna ed una collocazione ad incastro nelle rocce quale chiesa semirupestre. A protezione delle pareti frescate si eresse al tempo un muro di protezione rimosso dopo i recenti restauri alle strutture che inglobano l’opera.

Gli affreschi presenti nell’absidiola centrale e, meglio, in quella destra (pròtesis), risultano di notevole interesse per la conoscenza della cultura figurativa bizantina in età normanna, dovendosi datare al XII secolo.

 

qdottori2- Abside centrale: nella curva absidale figurano, assa deteriorati e lacunosi per il distacco dell’intonaco, quattro personaggi paludati di difficile identificazione, mentre nella calotta superiore il busto del Pantokrator. Su un’ampia superficie si distingue quasi interamente i busto del Cristo, prolungantesi a destra nel gesto de braccio e della mano che regge un chiaro cartiglio bianco con varie righe e lettere scure ; queste compongono una scritta in greco, col versetto evangelico “Venite tutti a me voi che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò”.

La figura emerge da un fondo blu scuro; il mantello rivela sottili striature imitanti le pieghe, dapprima rigidamente verticali e parallele, quindi più complesse e divergenti per rendere lo stiramento della stoffa qu trattenuta e panneggiata dalla piega del braccio. In alto  si vede parte del collo e oltre la spalla sinistra, traccia del profilo di un’aureola.

qdottori3In basso le quattro figure, poste in posizione frontale, sono ottenute con colori chiari, graficizzati da linee più scure che compongono profili e decorazioni di stoffe, emergenti da uno sfondo blu. Una traccia d’iscrizione sulla destra del terzo personaggio non è leggibile con certezza e dunque non aiuta a risolvere il problema dell’identificazione. La tecnica pittorica fa uso di colori che vanno dal blu, al verde, al rosso, al marrone, e di frequenti passaggi a sfumato con effetto acquarello; nella terza figura, certamente la più integra, si scorge la decorazione di una stola le cui fasce si ricongiungono all’altezza del petto ricadendo fino ai piedi.

- Abside destra: nel catino, discretamente conservata si osserva l’ampia figura della Madonna col Bambino, mutila in alto proprio in corrispondenza del capo; si tratta del tipo dell’Hodigitria, con caratteri riconducibili a quello dell’Eleusa per il gesto tenero che unisce i due visi. La figuretta di Gesù in piedi ed abbracciato alla Madre, è in atteggiamento non consueto, ma ricollegabile ad un’iconografia nota fin dal secolo VI e presente in Asia Minore (Adana).

qdottori4La Madonna, vestita con maphorion di color bruno, presenta mani lunghe e affusolate; il bambino veste l’himation di un vivo color rosso. Sulla sinistra è un angelo dalla grande aureola arancione che con aristocratico gesto fa pendolare un essenziale turibolo, mentre un altro personaggio femminile non identificabile (orante, committente…) tende un braccio da cui si prolunga un’accartocciata terminazione della manica. Sulla sinistra della Madonna si legge chiaramente il monogramma MP.

Nella curva dell’abside, fra due strette fasce in rosso che delimitano i lati superiori ed inferiori, è la raffigurazione dei quattro Dottori della chiesa d’Oriente, inneggianti ai lati un altare (trapezon) ricoperto da un drappo rosso con decorazioni in blu, su cui compaiono un calice ed una patena.

Le due figure centrali sono simmetricamente inclinate verso l’altare, riccamente abbigliate con paramenti che recano decorazioni a grandi croci scure, con visi emaciati e barbuti, corniciati dall’aureola e recanti rotoli distesi in cui si leggono due invocazioni scritte a chiari ed eleganti caratteri greci. Notevoli sono la ricchezza decorativa di alcuni paramenti (pallii) e la resa cromatica delle tuniche, con strisce di colore assai chiaro, con sovrapposizioni di tinte che rendono un senso di trasparenza e delicati passaggi tonali. Ai lati delle teste, emergono dal colore di fondo blu scuro le scritte che identificano i due. Si tratta dei Santi Basilio e Giovanni Crisostomo, cui vanno debitamente riferiti i testi liturgici delle pergamene. In posizione frontale e vestite di altro tipo di paramenti sono le figure laterali; la prima è Atanasio (il nome è il più leggibile, a destra del capo) con vivo e austero sguardo, esile barba bianca; veste un mantello rosso sotto cui è un camice bianco. Appare nell’atteggiamento benedicente e col libro in mano, anche se in questa parte l’affresco è assai degradato e lacunoso. Simmetrica è la quarta figura (S. Gregorio di Nazianzo), con una mano sul petto, anch’egli qdottori5canuto e con viso affilato, un pallio variamente decorato e un lungo camice rosso. Una più accurata esecuzione ha interessato i volti, con la progressiva stesura di un colore denso e a pennellate sovrapposte, in cui le pieghe o le variazioni improvvise dei piani sono a volte contrassegnate da marcate linee scure che si contrappongono a quelle chiarissime che tendono a risaltare le parti illuminate.

Il soggetto, che risulta appropriato per collocazione in quanto costituisce un momento di solenne azione liturgica, non doveva essere raro in antico, anche se la perdita di molti complessi pittorici impedisce di fatto la valutazione della sua fortuna iconografica e diffusione. Si riconoscono analoghi temi realizzati in edifici di età bizantino-normanna nell’Italia Meridionale (Cattolica di Stilo, Panaghia di Rossano), certamente importati dalla Grecia continentale e insulare dove esistono numerosi esempi analoghi, documentati per un intervallo di tempo ovviamente più esteso. nota

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