Brano di affresco dalla parrocchiale chiesa del SS. Salvatore

N. Lo Castro, S. Agata Militello

SSsalvatore1L’affresco, staccato e restaurato, proviene dalla chiesa del SS. Salvatore (intra moenia), in San Marco d’Alunzio, nella quale figurava come unico residuo pittorico murale sul fronte del pilastro destro di accesso al presbiterio; lo stesso edificio, risalente all’XI/XII secolo, come testimoniano le antiche colonne in calcare conchiglifero dai singolari e vigorosi capitelli in pietra marmorea locale, recentemente riscoperti, aveva in origine struttura trinavata e probabilmente triabsidata.

In seguito (XVII-XVIII secolo) la stessa fu ingrandita, con l’aggiunta di un presbiterio e di due cappelle laterali rialzate, mentre i fusti di colonne vennero ricoperti e trasformati in pilastri di classiche linee e si reinnalzò il prospetto anteriore. L’affresco, ricoperto all’epoca da un grosso strato di intonaco, doveva già risultare parzialmente degradato nella parte superiore, e sacrificato per creare una superficie più idonea per l’aderenza del nuovo rivestimento.

 

SSsalvatore2Nel frammento superstite si riconosce una mezza figura di Santo Vescovo o Abate, stante e visto di profilo come in preghiera verso la zona dell’altare. Il più piccolo e abraso tassello superiore permette di seguire il profilo della figura, fin già quasi all’altezza della vita. Un rifascio di color rosso mattone alquanto scuro sembra potersi definire quale elevazione di pedana su cui poggia il soggetto. Una lunga tunica bianca ricade fino a coprire i piedi con panneggi fortemente chiaroscurati. Una più pesante dalmatica con stretto bordo in blu è parzialmente disvelata da un sinuoso lembo del mantello che sembra essere velocemente scostato da un leggero movimento del braccio.

SSsalvatore3Il colore del mantello (piuttosto che deperito o degradato in più zone) è volutamente chiaroscurato per ottenere un effetto di morbide sfumature d’ombra. Tali caratteri stilistici e la positura non più frontale, che abbandona la tradizione bizantina peraltro fortemente attardantesi in S. Marco, concorrono ad una datazione dell’opera non anteriore al tardo XV secolo. Nulla è possibile congetturare circa l’identità del soggetto né tantomeno sull’identità dell’autore, data l’assenza di attributi e di elementi utili ad un confronto. nota

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